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Reggio Calabria - Parco solare sud

La grande strada cambia percorso. Come un gigantesco rettile che muta, essa lascia pezzi del suo vecchio corpo che sorprendono per la loro spettacolarità. I ponti, i viadotti, i piloni si aggrappano tenacemente ai crinali scoscesi e instaurano un dialogo entusiasmante con gli elementi naturali che li circondano. Montagne impervie che si protendono su acque inquiete e mitologiche, valli scavate che si svelano tra nubi repentine: non c’è spazio per banalità e minimalismi neanche nell’audacia delle opere dell’ingegno umano che contraddistinguono la grande strada. Tra questi manufatti, uno dei più belli è il ponte che si erge sulla fiumara dello Sfalassà e che da essa ne riceve il nome. Bello per il sito in cui è stato realizzato, per l’eleganza delle linee, per l’arditezza delle soluzioni tecnologiche che ne fanno il ponte ad arco portale spingente più alto del mondo. L’insieme di queste circostanze rende il luogo unico e carico di infinite suggestioni. L’intervento considera il ponte come una vera e propria opera d’arte a maggior ragione una volta che verrà dismesso. Tale valenza sarà enfatizzata con la demolizione di parte della struttura che isolerà l’immenso arco centrale. Impressioni apocalittiche e futuristiche emaneranno dalla struttura spezzata. Nel gioco delle emozioni forti si aggiungerà l’elemento decisivo. Un grande lampadario, tecnologico e incantato, sarà sospeso alla mezzeria del ponte. I cristalli che lo compongono durante il giorno cattureranno e trasformeranno la luce del sole. Di notte, come per magia, diffonderanno per l’intera valle e oltre, nel mare, un gioco sempre vario di bagliori e rifrazioni. La fiumara sottostante, non più sottomessa ai capricci metereologici, accoglierà un corso d’acqua placido e tranquillo. Lo spettacolo, con il lampadario di cristallo che si specchia nel mare di Scilla e Cariddi, sarà indimenticabile.

Il progetto è stato redatto con G. Neri (capogruppo), G. Nocenzi, G. Spampinato, E. Rocca, R. Testaì, F. Schepis

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